Maurizio Camerani

In~equilibrio
A cura di Federica Maria Giallombardo
07.05.24 – 07.06.24

Maurizio Camerani

OPENING 4 maggio 2024, 18:30 – 23:00 I 7 maggio – 7 giugno 2024

La galleria Umberto Benappi presenta In~equilibrio, la prima personale di Maurizio Camerani (Ferrara, 1951) negli spazi torinesi di via Andrea Doria 10.

In~equilibrio è l’attimo appena precedente lo slancio nella riflessione; è il momento del bilancio di un tragitto che si materializza sulla trave, forma aguzza e fredda vivificata e complicata dalla presenza dell’uomo in bilico. È la risultante sostanziale di un confronto tra la superficie e l’infinito; è il silenzio, costellato da geometrie perfette di luci e suoni, per sospensione d’incredulità. Dopo un periodo di studio e di approfondita catalogazione delle sue opere, attraversando con rinnovate consapevolezze le ricerche estetico-formali che hanno contraddistinto la sua carriera, Camerani riassume il percorso trentennale che lo ha reso uno dei capisaldi della storia della videoarte italiana, lasciando deflagrare nello spazio espositivo una selezione autobiografica e storicizzata di “video ambienti” – video e sculture assemblati in un dialogo armonico ed extra-mediale – amalgamando tra loro tecniche e materiali eterogenei in virtù dell’urgenza, sempre intatta e sperimentale, di esprimersi poeticamente.

Leggi di più

Per Camerani, l’equilibrio è aprire uno squarcio su una dimensione conoscitiva, perseguendo un ideale di chiarezza. Il suo è un processo di elaborazione culturale, per cui l’arte è percorso di ricerca e autocritica senza sosta, cristallizzata nel momento in cui l’artista è perno della sua creazione. Ne deriva una singolare compenetrazione tra produzione vivace, istintiva, e puntigliosa indagine – anche con l’elaborazione di testi, riletti e a volte reinterpretati a distanza di molti anni – nella consapevolezza che il labor limae delle prime opere, i rifacimenti e le variazioni sul tema, sono tutti dettati da un acuto senso del potenziale che ha l’arte di agire sull’uomo. Contro la proliferazione di una retorica che falsifica il linguaggio e la vita, Camerani usa gli strumenti della tradizione dell’arte, che passano dalla proporzione della scultura classica alla ricerca dei materiali di origine poverista, alla riduzione all’essenziale della videoarte di avanguardia oltre oceanica – poi diventata, proprio grazie alla diffusione programmatica delle azioni artistiche di Camerani, avanguardia ferrarese. Strumenti che, come lenti scintillanti, mettono più nitidamente a fuoco l’esperienza della ricerca della verità, trovando nell’evidenza della realtà fenomenica la sostanza morale di cui dovrebbe alimentarsi l’esistenza.

Tale intendimento, crescente nel tempo, asseconda un processo di emersione dell’io, che può riscoprirsi entità non edonisticamente determinata, né estetizzante proiezione artistica, bensì agente di possibili atti morali universali: il compito dell’artista, per Camerani, diviene perciò l’uso consapevole di un linguaggio intimo all’interno del processo di conoscenza collettiva. L’etica del linguaggio chiaro e assoluto, con il suo portato di disvelamento del recondito, è uno dei lasciti più cospicui delle opere degli anni ‘70-‘90. Nelle ultime opere, ci si accosta alle esperienze per scorci essenziali, parziali; per frammenti raffinatissimi, capaci di restituire uno spicchio di vita nella sua nuda verità; una narrazione per segmenti o blocchi autonomi, con azione e ritratti in medias res, tagliando il superfluo che offusca il messaggio emotivo. È uno stile che negli anni ha consolidato una poetica alta e adamantina, tesa alla memorabilità.

Se lo stile è caratterizzante ed esteticamente maestoso e calibrato – e perciò piacevolissimo e insieme imponente veicolo di contenuti – esso non potrà che risiedere in una posizione complementare a temi capaci di riprodurre sfaccettature del vivere quotidiano, o della storia che si nutre delle singole esperienze. La struttura, le riprese, i soggetti, i filtri, l’ampiezza dell’installazione, non sono semplici infiorettamenti estetici, ma veicolo di una riflessione capace di agire sulla macro e sulla micronarrazione dell’uomo.

Dalla visione delle opere nel corso dei decenni, si rimane colpiti dall’eccezionale devozione con cui viene sempre ricalibrato il discorso; dalla precisissima cesellatura delle caratteristiche per veicolare un significato – sia esso poetico che storico che entrambi – tale da rendere inconfondibile il tono, i volumi, i dettagli, i colori. Una “tenuta stilistica” che oggi è resistenza alla mondanità del sistema artistico, conferitagli da un’innata concisione concettuale e dal potere di generare stratificazioni semantiche, operando in bilico perfetto tra profondità eccezionale e quadro della quotidianità. Queste caratteristiche fanno di Maurizio Camerani un vero maestro, dai modelli attuali e sempre pronti a mettersi in discussione, a rovesciarsi, a capitolare oltre la linea tesa tra contemporaneo e storicizzato: un continuo rifondare la tradizione per poi tradirla; ricollocare il pensiero in tensione con la verità; adottare un atteggiamento insieme alacre e dimesso, che diviene coerente matrice dell’opera. Tutto ciò eleva Camerani tra i capisaldi della videoarte italiana, ancora dignitosamente in equilibrio in tempi di disinvolture esasperate, comode disinibizioni e pose pubblicitarie.

Federica Maria Giallombardo