Incontri – Carlo D’Oria
a cura di Roberto Mastroianni
29.06 – 15.07.2025
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, inaugura la stagione espositiva estiva nella sua sede di montagna a Sansicario Alto con Incontri – Carlo D’Oria, prima mostra del ciclo ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA.
Incontri è una mostra monografica, a cura di Roberto Mastroianni, dedicata allo scultore Carlo D’Oria (Torino, 1970), artista che da anni indaga esplora il tema della fragile e precaria condizione umana nel mondo, mettendo in forma una dialettica originale tra individualità e moltitudine, capace di restituire la complessa relazione che gli uomini intrattengono con se stessi e l’ambiente che li circonda. La selezione di opere, realizzate tra il 2011 e il 2025, rappresenta un vero e proprio incontro all’interno della produzione dell’artista torinese, in un percorso creativo che si sviluppa tra sculture, installazioni e figure simboliche.
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Nelle sue opere realizza sculture dalle forme e dalle linee essenziali, figurazioni plastiche minimali, geometrie, ingranaggi, colori e materiali che concorrono a portare a rappresentazione un universo popolato dalle tracce della presenza umana nel mondo. Attraverso la capacità di articolare la pesantezza dei materiali in forme leggere dai tratti essenziali, mette in forma con un segno leggero figure del nostro
immaginario: dai pensatori-filosofi e personaggi mitologici a veri e propri Uomini armati (2024) che evocano figure umane impegnate in una battaglia non solo fisica ma anche interiore.
La sua “figurazione – non figurazione” è soggetta a un processo di astrazione teso ad individuare le linee di forza e i contorni della dinamica presenza umana nel mondo e così facendo sviluppa opere narrative dal forte impatto iconico, in cui la rappresentazione dell’umano è riportata ai tratti essenziali della dimensione antropologica.
I materiali poveri e industriali, come il ferro, il corten, la resina, la cera, dialogano con i materiali nobili, come il marmo e il bronzo.
Tra le opere più recenti, Nebbia (2024) emerge come emblema della riflessione sull’impermanenza: figure evanescenti si dissolvono nella materia, evocando la perdita, la memoria e il lento svanire del tempo. Un’opera che si fa poesia visiva, dove ogni forma suggerisce un ricordo che si affievolisce.
Attraverso un linguaggio plastico essenziale ma denso di significati, Carlo D’Oria costruisce un racconto scultoreo fatto di ingranaggi esistenziali, pensatori erranti, uomini armati di interiorità.
Un “incontro”, appunto, con l’umano.
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