Nel solco della voce
Marzio Zorio
a cura di Valentina Muzi
in collaborazione con Galleria 10&zerouno (VE)
20.07 – 10.08.2025
opening sabato 19.07.2025 – h. 18.00
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, prosegue la stagione espositiva nella sede di montagna a Sansicario Alto con la mostra Nel solco della voce – Marzio Zorio, secondo appuntamento della rassegna estiva ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA.
Composta da suoni umani e non, la voce è un respiro articolato, una vibrazione incarnata capace di estendersi oltre i confini del corpo. Sebbene sia stata spesso considerata solo uno strumento di comunicazione – e altrettanto spesso subordinata alla parola che veicola – la voce si scardina da questo ruolo per riprendere possesso della propria identità, assumendo forme di iscrizione che permangono nel tempo e nello spazio.
Numerosi studiosi hanno indagato la voce da diverse angolazioni distinguendone, in primis, l’aspetto sonoro da quello concettuale (Jacques Derrida, Algeria 1930 – Parigi 2004), o esplorando la soglia che la separa dal mondo animale. Su questo punto si concentra il pensiero del filosofo italiano Giorgio Agamben (Roma, 1942), secondo il quale la voce è un “non – più” e un “non – ancora”, ponendosi “tra l’insignificanza animale e la formalizzazione significante del mondo umano, del suono naturale che non si è ancora innalzato al livello del linguaggio”.
Uno spazio, un solco, in cui la voce si manifesta nella sua forma più pura, prima ancora di essere cristallizzata in parola o amplificata in un concetto. Un “oggetto pulsionale” – come lo definisce lo psicoanalista francese Jacques Lacan nel Novecento – capace di far “vibrare il tempo” e di “liberare lo spazio”, ponendosi nella soglia che delimita il momento presente dalla sua dissoluzione, tra l’istante in cui prende vita e la memoria.
In quella piccola ma profonda fenditura che sfugge a qualsiasi ordine preimposto il tempo non è lineare ma affettivo e stratificato, accentuando la natura ambivalente della voce che, nella sua presenza – assenza, plasma l’identità dell’essere umano e il suo modo di esperire il mondo.
A dare forma a quel non – più e non – ancora è l’artista Marzio Zorio con Nel solco della voce, una mostra che intende sdradicarla dal corpo con cui si identifica per valorizzarne la singolarità, trasformando lo spazio espositivo in un luogo d’ascolto altro dove il pubblico è invitato a partecipare.
Così involucri vitrei abitano gli spazi della galleria, custodendo versi non umani. Quello che nasce dall’incontro con l’opera Mitopoiesi (Stupor vacui – sirene) è un dialogo tra l’essere umano e il suo inconscio, passando dalla percezione del suono alla consapevolezza del sé.
Una tensione – quella tra l’esperienza sensibile e la conoscenza – che si sublima in Biblioteca, un’installazione composta da barre di legno incise sonoricamente, in attesa di essere lette, toccate e interpretate. Dal segno lineare si passa un paesaggio sonoro dove l’impeto delle masse si imprime su lunghe bobine di carta con Moti umani.
Infine, la voce si dissolve nuovamente diventando una guida evanescente in Bussola, che disorienta e orienta l’uomo, incoraggiandolo a intraprendere nuove e possibili direzioni.
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