Paolo Pellegrin
Antarctica

 

 

 

14.12.2025 – 25.01.2026

La Galleria Umberto Benappi con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio inaugura la stagione invernale nella “galleria di montagna” con Paolo Pellegrin. Antarctica. La mostra è il primo appuntamento della rassegna invernale ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA.

Le cinque fotografie esposte sono state realizzate nel novembre 2017 durante l’operazione IceBridge della NASA, una missione avviata nel 2009 e durata undici anni, dedicata al monitoraggio e alla raccolta di dati sullo stato dei ghiacci polari e dei mari glaciali.

L’Operation IceBridge prevedeva la misurazione e la documentazione per via aerea dell’estensione dei ghiacci polari e del loro spessore due volte l’anno (primavera-estate boreale nell’Artico e estate australe in Antartide). Le immagini e i dati acquisiti dalla NASA nella regione antartica si sono rivelati fondamentali per delineare con estrema precisione lo stato e l’evoluzione dei ghiacci nelle regioni polari e per valutare i possibili effetti del cambiamento climatico e del conseguente innalzamento dei livelli dei mari.

La missione del 2017 ha permesso di ottenere le prime immagini ravvicinate della gigantesca piattaforma glaciale Larsen C, distaccatasi dalla Penisola Antartica nel luglio dello stesso anno e andata poi alla deriva nel Mare di Weddell. Quel colossale iceberg, inizialmente esteso per oltre 5.800 km², ha continuato nei mesi successivi a spostarsi verso nord, frammentandosi progressivamente. Nell’aprile 2021, il più grande dei blocchi rimasti misurava ormai meno di 5 km di lunghezza.

Documentare un paesaggio apparentemente infinito in maniera da coinvolgere l’osservatore è stato per Pellegrin una delle sfide principali. «Nella maggior parte dei casi ho deciso di eliminare l’orizzonte e di guardare verso il basso per omettere intenzionalmente il riferimento alla scala e, in un certo senso, stimolare ancora di più lo spettatore».

Pur distinguendosi nella sua ampia produzione, spesso dedicata ai conflitti nel mondo, questi scatti non ne sono del tutto lontani. «Ho fotografato conflitti per molti anni; cose che l’uomo fa all’uomo. Sì, c’è tragedia, ma c’è anche una forma di resilienza, che può esprimersi in molti modi: in un atto di sopravvivenza, coraggio, onore o amore» afferma Pellegrin. «E si potrebbe dire che il riscaldamento dell’Artico, su un altro ordine di grandezza, sia un altro conflitto. Qui l’uomo non è presente, ma il cambiamento climatico è il risultato dell’attività e delle idee umane: una “crescita” infinita, senza nessun limite». L’Antartide è in fondo un altro tipo di campo di battaglia.

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