Sottotraccia
Diego Soldà – Stefano Mario Zatti
 

 

05.04 – 03.05.2026

La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, prosegue la stagione espositiva nella sede di montagna a Sansicario Alto con Sottotraccia. Diego Soldà –Stefano Mario Zatti, terzo appuntamento della rassegna invernale ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA.

La mostra è realizzata in collaborazione con Atipografia (Arzignano, VI), fondata da Elena Dal Molin nel 2014 come associazione culturale, successivamente affiancata dall’attività di galleria d’arte contemporanea. Lo spazio ha sede in un’antica tipografia di fine Ottocento, oggetto di un accurato intervento di restauro che ha riconvertito la struttura industriale dismessa in un luogo di incontro e di condivisione per la comunità. La galleria promuove artisti di diversa generazione e provenienza geografica, anche attraverso programmi di residenze d’artista e progetti site-specific.

La montagna è deposito. È pressione lenta. È tempo che lavora senza testimoni. In questa mostra, il paesaggio non viene rappresentato: viene lasciato agire.

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Le pitture di Diego Soldà nascono da un processo di accumulazione ostinata. Strati di tempera sovrapposti per mesi, talvolta per anni, costruiscono una superficie che è in realtà un corpo. Il gesto pittorico non è immediato: è sedimentazione. Quando l’opera viene incisa, sezionata, il colore rivela la propria crescita interna, come una parete rocciosa tagliata a vivo. La pittura diventa geologia: tempo compresso, memoria cromatica stratificata, materia che trattiene il proprio passato.

Se Soldà lavora per accumulazione, Stefano Mario Zatti opera per esposizione. Le sue Sindoni sono lenzuoli lasciati in luoghi remoti della montagna per mesi, affidati all’azione di vento, umidità, luce, escursioni termiche, residui organici. In totale assenza umana, il paesaggio interviene come agente attivo. Il tessuto non viene dipinto: viene attraversato dal tempo. Recuperate e presentate insieme alla fotografia del luogo in cui sono state ritrovate, queste superfici diventano registri di una trasformazione silenziosa. L’immagine fotografica non svolge una funzione illustrativa, ma topografica: indica una coordinata, un punto di contatto tra materia e ambiente. Le Sindoni sono tracce di un tempo non antropocentrico, di una montagna che agisce senza essere osservata.

Sottotraccia mette in dialogo pratiche che condividono una medesima struttura temporale. Stratificazione, deposito, attesa, esposizione: sono dinamiche che attraversano la materia pittorica, il tessuto, la roccia e la storia. Ciò che emerge non è un paesaggio contemplato, ma un paesaggio agito; non un’immagine, ma una sezione.

La mostra espande il concetto di traccia: ciò che resta quando il rumore si ritira, ciò che continua a operare sotto la superficie. La montagna, allora, non è solo luogo geografico ma paradigma cosmico. Se le anime diventano stelle, il cielo si configura come deposito luminoso di memorie, e se la materia di cui siamo fatti proviene da antiche esplosioni stellari, allora ogni stratificazione terrestre è già, in potenza, un frammento di cosmo.

Sottotraccia è l’anatomia di un paesaggio muto, ma non parla di silenzio come assenza, ma come condizione generativa: uno spazio in cui il tempo lavora e la materia ricorda.